Il frutto della passione è originario del Brasile e veniva utilizzato dagli Aztechi per preparare bevande rinfrescanti. I missionari spagnoli la portarono in Europa nel XVI secolo e, osservando i segni della passione di Cristo sul suo fiore, la chiamarono Passiflora.

Le varietà conosciute sono moltissime e ognuna è tipica di ogni paese. Ad esempio, il dolce frutto della passione è diffuso in tutto il Sud America, in Kenya e alle Hawaii. La cholupa in Sud America e la curuba è tipica della Colombia. In Thailandia, Malesia e Indonesia si coltiva la baldea.

Il frutto della passione rappresenta un’enorme ricchezza a livello economico e nutrizionale. La bellezza del suo fiore è il motivo per cui viene utilizzata come pianta ornamentale in Europa. Tuttavia, in America il frutto viene consumato.

Le piante del frutto della passione sono rampicanti e perenni. I suoi frutti variano in dimensione e colore a seconda della specie, dal giallo al viola-marrone o violaceo.

Sono bacche rotonde od ovali, al cui interno si trovano i semi. Il suo sapore ricorda quello della guava ed è descritto come agrodolce. All’interno del suo guscio duro e liscio si trova la polpa, racchiusa in una sacca membranosa, gelatinosa, trasparente, succosa e dolceamara.

Secondo alcuni ricercatori può essere utilizzato nella produzione di succhi, nettari, concentrati, sciroppi e marmellate. Il guscio ha un alto contenuto di fibre e i semi contengono proteine ​​e grassi. Per questo motivo può essere utilizzato anche come materia prima nell’alimentazione animale.

Questo gruppo di esperti ritiene che l’86% di acqua che contiene e la bassa concentrazione di sodio lo rendono un ottimo diuretico. Fornisce il 12% di carboidrati semplici, come glucosio, fruttosio e saccarosio.

Qualsiasi varietà di frutto della passione risveglia i sensi con il suo aroma e sapore peculiari. Inoltre, forniscono una buona percentuale di vitamina C, fibre e zuccheri semplici, che forniscono una combinazione agrodolce ideale per preparare nettari, succhi, salse, gelatine o marmellate.

Dopo aver degustato il liquore prodotto artigianalmente da una donna domenicana, la quale non ha mai voluto svelarci la ricetta, abbiamo, tra le mura della nostra casa, tentato per anni di riprodurre lo stesso gusto e le stesse emozioni olfattive.
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